• Le direzioni del racconto Vallisa 2014
  • TEATRO VAN WESTERHOUT MOLA DI BARI
    29 -31 MAGGIO 2015
  • L

SATYRICON di Massimo Verdastro

COMPAGNIA DIAGHILEV

 Anteprima della stagione 2017-2018

Teatro Van Westerhout Mola di Bari
 
 
SATYRICON
 
da Petronio
ideazione e regia Massimo Verdastro
scene e costumi Tommaso Lagattolla
luci Marcello D’Agostino | musiche Marco Ortolani | aiuto regia e movimenti di scena Giuseppe Sangiorgi
con Massimo Verdastro, Paolo Panaro, Elisabetta Aloia, Antonella Carone
Marco Cusani, Francesco Lamacchia, Loris Leoci, Giulia Sangiorgio

Dopo la realizzazione di “Sandro Penna – una quieta follia” e “La dodicesima notte” di W. Shakespeare, Massimo Verdastro porta in scena, per la stagione 2017/2018 del Teatro Comunale Van Westerhout di Mola di Bari, un nuovo spettacolo che si articola in tre
momenti teatrali ispirati al romanzo/capolavoro della latinità: il Satyricon di Petronio Arbitro.
Il lavoro si apre con l’episodio che ha per titolo Tra scuola e bordello nella versione scritta da Marco Palladini, segue Quartilla nella reinvenzione
drammaturgica di Letizia Russo e infine l’adattamento del capitolo più noto dell’opera di Petronio, quello relativo alla cena di Trimalcione: La cena del nulla scritto dallo stesso Verdastro e da Andrea Macaluso.
Nel primo episodio, “Tra scuola e bordello”, i tre giovani protagonisti – Encolpio, Ascilto e Gitone – si muovono sullo sfondo di una grande città del sud, luogo emblematico di corruzione e disfacimento di una società che confina al consumo delle merci la ragione d’essere degli uomini. 
Il secondo episodio, “Quartilla”, racconta l’avventura, scandita da apparizioni e trasformismi, della sacerdotessa del dio Priapo. Quartilla è una bizzarra highlander in grado di attraversare le epoche senza invecchiare. Soltanto il suo latino maccheronico tradisce gli oltraggi del tempo. 
Nel terzo episodio, “La cena del nulla”, la tessitura testuale intarsia un funambolico gioco di rimandi – da Virgilio, a Petrolini a Eliot – oltre a un prezioso contributo scritto da Letizia Russo: “Fortunata”.
Il simposio più eccessivo e travolgente dell’antichità rivive ancora una volta tra farsa e melanconia, i due poli fra cui si muove il suo straripante anfitrione. Self made man, pirotecnico patrono di tutti i dandies, sia pure in veste brutale, ma anche ossessionato dall’incombere
del tempo che scorre e dalla morte, Trimalcione affida la gestione della sua fortuna alla sua donna tuttofare, Fortunata appunto, della quale Letizia Russo disegna uno scanzonato ritratto da prima donna manager della storia.