LA DODICESIMA NOTTE- ARTICOLO LA REPUBBLICA

ARTICOLO LA REPUBBLICA LA DODICESIMA NOTTE

 

C’è di tutto, ne La dodicesima notte. Come d’altronde in ogni testo di William Shakespeare. Stavolta la compagnia Diaghilev sceglie una delle commedie del drammaturgo inglese per celebrare i 450 anni dalla scomparsa: un lavoro che rivive nella traduzione di Masolino d’Amico, ed è in scena da oggi alle 21 al teatro Van Westerhout di Mola di Bari, per l’adattamento di Massimo Verdastro e Marco Ortolani, che cura anche le musiche (repliche fino al 9 ottobre, poi dal 13 al 16 e dal 20 al 23; info 333.126.04.25).

E, come spesso nei suoi lavori teatrali, Shakespeare sceglie un’ambientazione lontana, che ammanta la storia di esotismo: l’Illiria, nei Balcani, dove ambienta la vicenda dei fratelli Sebastian e Viola, sopravvissuti a un naufragio e arrivati alla corte del duca Orsino e della dama Olivia. La trama si sviluppa per equivoci, quindi, con continui cambi di prospettiva tanto cari al Bardo, come alla commedia classica. Shakespeare racconta l’attualità del suo mondo e dei cambiamenti di costume che lo caratterizzavano, trasponendoli in uno scenario però lontano: e allora Viola diventa Cesario, si traveste da uomo per introdursi in un Paese straniero e però attira le attenzioni proprio del duca Orsino, originariamente innamorato non corrisposto della dama Olivia.

Si fa spazio l’omosessualità, quindi, un’attrazione che riguarda anche due altri personaggi, Antonio Sebastian, oltre a Olivia e Viola. « La dodicesima notte è la commedia dell’androginia – spiega il regista Verdastro uno dei nuovi temi della cultura rinascimentale. Shakespeare fa suo questo dato culturale, e agli albori del diciassettesimo secolo concepisce un’opera in cui l’omosessualità diventa elemento di contrapposizione al prevalente codice di comportamento sessuale». Viola-Cesario sovverte l’ordine costituito, quindi, «per sperimentare una diversa eccitazione della mente di fronte alle molteplici possibilità d’essere».

Come commedia comanda, il lieto fine è d’obbligo: torna l’equilibrio delle cose, si formano coppie eterosessuali. Ma intanto, come avverte Verdastro, Shakespeare dimostra «che in lui l’omosessualità è un sentimento in divenire, non una consuetudine culturale già acquisita».

In scena Elisabetta Aloia, Antonella Carone, Teo Guarini, Francesco Lamacchia, Loris Leoci, Vito Lopriore, Tony Marzolla, Paolo Panaro, Giulia Sangiorgio e Giuseppe Scoditti. Le scene e i costumi sono di Tommaso Lagattolla.

ANNA PURICELLA